martedì 16 gennaio 2018

IL CHIODO NEL PUPAZZO. VI PRERSENTO ALCUNI PERSONAGGI


IL CHIODO NEL PUPAZZO

Autore Bruno Brundisini

il thriller ad alta tensione emotiva, che nasce come un romanzo d’amore, per poi immergersi nel mare tempestoso delle tematiche del male, del delitto, dell’arroganza. Un libro dissacrante, profondo,che pone tanti interrogativi. Una ricerca del bene, di Dio, di un cristianesimo puro, autentico, francescano. Ma anche un racconto crudo  del marcio che talvolta può permeare di sé le istituzioni ritenute a più alta valenza morale, quali la Legge e la Chiesa. Il tutto narrato in modo assolutamente originale. Una pagina tira l’altra fino al finale sconvolgente.

VI PRESENTO I PERSONAGGI PRINCIPALI.

Salve, sono Ernesto Masi, insegnante precario di filosofia e tante altre cose! L’autore mi ha conferito il ruolo di protagonista nel romanzo, ma il vero protagonista in realtà è il male, che si traveste in tanti personaggi che mi circonderanno e anzi… guardate, non so nemmeno se uscirò vivo da questa storia. Ma non vi anticipo niente, altrimenti che gusto c’è?!

Io sono Ludovica, la fidanzata di Ernesto. Purtroppo starò con voi solo per alcuni capitoli, perché ahimè! a un certo punto vi dovrò lasciare. Ma state tranquilli, avvertirete sempre la mia presenza… fino alla fine!

Mi presento, dottor Gilberto Rossi, giudice per le indagini preliminari. Non mi fate domande, non vi posso dire niente. L’indagine è coperta dal segreto istruttorio. L’unico modo per scoprire come sono andati i fatti è leggere con attenzione le carte fino in fondo, mi raccomando, con la massima attenzione a partire dai primi capitoli eh!non vi perdete i particolari! Nemmeno io all’inizio ci avrei creduto.

 Ciao cari, sono Anna, l’amica del cuore di Ludovica. Io l’avevo detto che Toro e Gemelli non potevano andare d’accordo, ma non mi hanno creduto!

Sono Don Emilio La Volpe, vescovo di una grande diocesi. Sarete voi, cari lettori e lettrici, a giudicare il mio operato.

Fra’ Michele, demonologo ed esorcista. Ernesto caro, hai proprio ragione, il vero protagonista di questo romanzo è proprio il male, ma non quello astratto, come pensi tu da miscredente e scettico. Il vero protagonista è Satana, anzi Asmodeo, con le sue malefiche schiere.

Maria Assunta sposata Vergine. Ormai ho lasciato da tempo la strada. Ma lo stesso non rimarrete indifferenti verso di me, non tanto per la mia bellezza, ma per il  mio cuore generoso, la mia religiosità semplice che vi conquisterà.

E poi c’è fra’ Giacinto, un santo. Quando lo conoscerete ne rimarrete sconvolti, e c’è forse una tremenda profezia, mai pronunciata, su Ludovica bambina!

Il libro è disponibile nelle principali librerie in tutt’italia.

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E in molte altre librerie online.

martedì 9 gennaio 2018

LA RECENSIONE DEL MIO LIBRO FATTA DA MIRANDA FLAMINIO

Riporto la bellissima recensione del mio romanzo IL CHIODO NEL PUPAZZO, fatta da Miranda FLAMINIO che ringrazio di cuore.

"Il chiodo nel pupazzo " di Bruno Brindisini, ha catturato il mio interesse fin dalle prime pagine, per la storia d' amore fra Ludovica ed Ernesto ,ed ha continuato ad interessarmi, nonostante la trasformazione in un genere che non e' il mio preferito. Il libro infatti inizia con la leggerezza del rosa,ma via via si ammanta di colori più accesi,senza mai diventare pesante.
Il male, che possiamo definire il vero protagonista del romanzo, assume le forme più varie e penetra in ambienti generalmente ritenuti immuni , come puo' essere un convento.
Viene affrontato ,a mio parere con grande efficacia, il tema della superstizione, presente anch' essa in ambienti insospettabili; una prigione che ottenebra la mente di coloro che si lasciano asservire ad essa e di cui si servono gli scaltri detentori del potere per i loro interessi.
Il libro pone molti interrogativi ed anche per questo ne ritengo consigliabile la lettura.
La fluidità della scrittura e' un altro punto a favore di questo romanzo molto particolare.

domenica 7 gennaio 2018

QUALCHE RIFLESSIONE SUL MALE


Nello scrivere il mio romanzo IL CHIODO NEL PUPAZZO, mi sono in un certo senso ispirato al male, sia come presenza, sia come operatività. Non voglio qui fare spoiler togliendo il gusto della lettura, ma al contrario stimolare la riflessione e comunque sgombrare il campo da supposizioni sbagliate. Nel libro non ci sono descrizioni di violenza gratuita, in nessuna forma, sebbene il male conduca, alla fine, proprio alla violenza.

Parto dalla citazione di una delle più profonde studiose dell’argomento, Hannah Arendt. “E’ anzi mia opinione che Il male non può mai essere radicale, ma solo estremo e che non possiede né una profondità, né una dimensione demoniaca. (…) Esso è una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alla radice delle cose, e nel momento che si interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità.” Così si esprimeva la Arendt, con riferimento all’Olocausto, inteso come metafora del male assoluto e quindi unità di misura e di confronto di tutte le altre forme, per così dire minori, di male collettivo o individuale. Senza giungere a livelli così catastrofici, il male è presente nella quotidianità di ciascuno di noi e spesso assume la regia di determinati comportamenti della società e della natura. Non mi riferisco soltanto al male per così dire volontario, commesso dall’uomo, ma anche a quello del mondo biologico, a quella necessità su cui si regge la vita stessa. Volendo schematizzare al massimo, molte professioni, dal poliziotto  al medico, all’infermiere, esistono per prevenire o contrastare il male.

Mentre il male nel mondo biologico può avere una sua funzionalità (la morte è la grande levatrice della vita), quello sociale è certamente banale nella sua ideazione, per quanto fantasiosa essa sia, perché assolutamente non costruttivo, ma è potente nel suo concretizzarsi. E’ il male che, anche se costruito a tavolino, nasce dal non pensiero, ed è privo della proprietà transitiva del bene che invece giova agli altri. Il male, invece, rimane confinato nell’ambito meschino di se stesso e nel proprio egoismo. Perchè esso agisce soltanto per il proprio tornaconto, come fattore di distruzione dell’altro o di disorganizzazione della società. Quindi nasce dal vuoto sprigionando poi una forte energia. In tal senso si esprime egregiamente il teologo Vito Mancuso che attribuisce al male la suggestione della potenza, mentre il bene non attrae perché nell’immaginario collettivo esprime debolezza. “Il peso che si ha tra gli uomini è proporzionale alla potenzialità di nuocere, alla capacità di far male (…) Se a parole gli uomini dicono di odiare il male, dentro di loro ne sono affascinati, attratti, sedotti.” Dice Mancuso nel suo libro Rifondazione della fede.

In questo senso il male non è solo azione, ma anche potenzialità, minaccia, rappresentando un codice identificativo di uno status, di una organizzazione, di alcune configurazioni del potere e riceve pertanto un consenso sociale. In alcuni casi estremi esso arriva a infiltrarsi anche in taluni rappresentanti delle istituzioni a più alta valenza morale, come descritto nel mio romanzo.
Non è questa la sede per approfondire da un punto di vista teologico l’essenza del male e perché esso ci sia. Mi limito qui a proporre la domanda che si fa l’uomo della strada di fronte all’Olocausto e a tutte le forme di malvagità ““Dove eri tu Dio quando quei bambini entravano nelle camere a gas?” qualcuno ha scritto “Ero io quel bambino che andava a morire”. E’ la risposta che dà il Dio cristiano, il Dio che muore su una croce, in un’equazio

domenica 17 dicembre 2017

LA RECENSIONE FATTA DA ELISABETTA FIORITTI

Salve. Vi riporto la recensioine, profonda e precisa, del mio romanzo, fatta dalla scrittrice Elisabetta Fioritti, autrice del bellissimo libro L'odore degli anni.

"Ho terminato ora di leggere "Il chiodo nel pupazzo" di Bruno Brundisini.
Che dire? Una piacevolissima sorpresa, una scrittura fluida ed elegante, lo stile personale e pieno di fascino. Pur essendo un romanzo giallo, peraltro molto coinvolgente e da leggere d'un fiato, ha la struttura e l'aspetto di una storia romantica, tra le cui righe si intrecciano sospiri d'amore, di dolore e di intensa religiosità.
A collegare ogni pagina, come un filo armonico che unisce , un italiano puro, corretto e piacevole, che rende la lettura spedita e coinvolgente.
Consiglio vivamente di leggerlo!"

Grazie Elisabetta!!