lunedì 23 ottobre 2017

domenica 24 settembre 2017

IL CHIODO NEL PUPAZZO: L'IMMAGINE NELLO SPECCHIO


IL CHIODO NEL PUPAZZO

Autore: BRUNO BRUNDISINI

Una storia d’amore nata su una panchina; lei che aspetta il suo fidanzato, lui che la osserva da giorni, sperando di trovare il modo di avvicinarla. Ernesto, insegnante precario di filosofia, riuscirà a conquistare la bellissima Ludovica, strappandola al difficile rapporto con Gilberto, magistrato fedifrago e corrotto. I due iniziano una felice convivenza sulla quale però gravitano delle ombre infauste. Sarà quella strana atmosfera che si respira nella grande villa dove abitano, popolata di inquietanti manichini e ritratti di vecchi antenati, o quella profezia mai pronunciata su una Ludovica bambina da un frate venerato come santo… Sarà lo “spettro” di Gilberto che pare non arrendersi alla perdita della giovane amante o lo strano atteggiamento di Anna, amica di Ludovica, una donna assai esuberante e passionale.

L’invisibile tensione che pesa sulle teste dei due innamorati si risolverà in tragedia, spingendo Ernesto tra le mura di un antico convento del ‘300, lo stesso che Ludovica frequentava da piccola, luogo di esorcismi e credenze medioevali. Qui, nell’incalzante susseguirsi di eventi ammantati di mistero, Ernesto potrà lentamente dipanare l’intricata matassa dei fatti che hanno stravolto la sua esistenza, per approdare ad un epilogo assolutamente sorprendente.

Un romanzo intenso, avvincente, dove la suspance del thriller si colora di forti suggestioni horror, che tiene costantemente viva l’attenzione del lettore e insieme pone importanti interrogativi sul dolore, il male, la superstizione e l’arroganza del potere.

Vi riporto uno stralcio del capitolo VIII.

VIII. UN SOGNO INQUIETANTE

 

Si alzò. Raggiunse barcollando il letto, mentre tutta la stanza gli vorticava intorno come in un luna park surreale. Si lasciò cadere sulle coperte, ancora vestito e con le scarpe. Le palpebre erano ormai due macigni. Dalle gambe via via fin sulle braccia saliva la sensazione rassicurante dei muscoli che si spalmavano sul lenzuolo. Sentì la bocca arsa in cerca di acqua, lo stomaco che gli ribolliva come una caldaia.

Girò gli occhi intorno. La stanza era buia, ma si accorse di non avere più le scarpe. Ancora disteso, cercò col piede nella profondità del pavimento una pantofola, che certamente doveva esserci. La tastò, la infilò con difficoltà senza vederla. Si sedette cercando di infilare anche l’altra e mettersi in piedi. Si sollevò malfermo sentendo le gambe dure come due pezzi di legno e i piedi incollati a terra. Si mosse in direzione dell’armadio. Lo aprì sentendolo scricchiolare. Gli abiti si vedevano a malapena tutti in fila, appesi alle grucce come impiccati. Cercò nelle tasche dei giacconi una torcia elettrica. L’accese e nel buio si fece guidare da quel bagliore tondo e oscillante lungo il corridoio. Entrò nel bagno. Con la torcia illuminò gli angoli oscuri, poi risalì verso lo specchio posto sul lavandino.

Ma il grande specchio non ricevette quella luce. In esso si proiettava l’oscurità totale, profonda come un buco nero. Poi intravide solo i riflessi lucidi delle maioliche alle pareti. I profili degli oggetti erano deformati e tremolavano, come in un paesaggio subacqueo. Lo stesso avveniva per la finestra, le piante, i libri impilati, i sanitari laccati e per quella parte del bagno che rientrava nell’angolo di visualizzazione dello specchio.

E in tutto questo mancava la sua immagine. Eppure lui stava lì, si toccò il viso. Sì, era esattamente davanti allo specchio. Impossibile che non lo mostrasse. Provò a mettersi ancora più vicino, ma niente. Lui proprio non c’era. In preda al terrore guardò fisso nel vetro. Lentamente dal buio della sua assenza ecco… affiorava tra la nebbia, timido e trasparente, il volto sfocato di Ludovica. Sì, era proprio lei. Certo, non aveva il viso bello e giovane di quando era viva e si pettinava facendo le boccacce davanti a quello stesso specchio. Aveva un volto serio, senza trucco. I capelli con una paurosa ricrescita bianca, penzolavano spettinati. Le labbra secche, i denti cariati e qualcuno mancante. Le guance cadevano ai lati. Aveva due grandi borse sotto gli occhi. Sembrava molto invecchiata, come se fossero trascorsi decine e decine di anni dal periodo della giovinezza. Eppure era morta solo pochi giorni fa. Aveva in mano una rosa bianca come il suo viso. E lo guardava e lo guardava… Che strano: all’improvviso c’era di nuovo il temporale ed era proprio dentro al bagno con la luce sinistra dei suoi lampi. I flash illuminavano il volto di Ludovica per poi restituirlo al buio. E lei, con molta fatica, riusciva a emettere dei suoni gutturali, profondi. Dava l’impressione di volergli dire qualcosa di molto importante, ma le parole si frammentavano in bocca, affogate in uno strano catarro.

Poi quel viso sembrò mettersi più a fuoco e zoommarsi in una dimensione più piccola.

Adesso lei riusciva a parlare lentamente, con un sillabare metallico, come lo snodarsi al rallentatore di una incisione su nastro, senza tono, senza che le labbra si aprissero. Le parole uscivano dalla bocca come se stessero gocciolando.

«Non credo di essere morta per l’incidente. Sono stata uccisa. Chi mi ha uccisa?».

Le ultime sillabe svanivano nel sibilare disperato.

Poi il volto divenne immobile, fermato in un’istantanea e sfumò fino a dissolversi.

Lo specchio si spense, come un’immagine proiettata su una parete. E tutto finì…

 

Il libro è disponibile nelle principali librerie in tutt’italia.

Su Amazon in cartaceo e in ebook:


In Mondadoristore:


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Nella Grande Libreria Online Hoepli.it:


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E in molte altre librerie online.

 

sabato 9 settembre 2017

UN ESTRATTO DEL CAPITOLO VII


IL CHIODO NEL PUPAZZO

 

Vi riporto uno stralcio del capitolo VIII.

VIII. UN SOGNO INQUIETANTE: L'IMMAGINE ALLO SPECCHIO

 Si alzò. Raggiunse barcollando il letto, mentre tutta la stanza gli vorticava intorno come in un luna park surreale. Si lasciò cadere sulle coperte, ancora vestito e con le scarpe. Le palpebre erano ormai due macigni. Dalle gambe via via fin sulle braccia saliva la sensazione rassicurante dei muscoli che si spalmavano sul lenzuolo. Sentì la bocca arsa in cerca di acqua, lo stomaco che gli ribolliva come una caldaia.

Girò gli occhi intorno. La stanza era buia, ma si accorse di non avere più le scarpe. Ancora disteso, cercò col piede nella profondità del pavimento una pantofola, che certamente doveva esserci. La tastò, la infilò con difficoltà senza vederla. Si sedette cercando di infilare anche l’altra e mettersi in piedi. Si sollevò malfermo sentendo le gambe dure come due pezzi di legno e i piedi incollati a terra. Si mosse in direzione dell’armadio. Lo aprì sentendolo scricchiolare. Gli abiti si vedevano a malapena tutti in fila, appesi alle grucce come impiccati. Cercò nelle tasche dei giacconi una torcia elettrica. L’accese e nel buio si fece guidare da quel bagliore tondo e oscillante lungo il corridoio. Entrò nel bagno. Con la torcia illuminò gli angoli oscuri, poi risalì verso lo specchio posto sul lavandino.

Ma il grande specchio non ricevette quella luce. In esso si proiettava l’oscurità totale, profonda come un buco nero. Poi intravide solo i riflessi lucidi delle maioliche alle pareti. I profili degli oggetti erano deformati e tremolavano, come in un paesaggio subacqueo. Lo stesso avveniva per la finestra, le piante, i libri impilati, i sanitari laccati e per quella parte del bagno che rientrava nell’angolo di visualizzazione dello specchio.

E in tutto questo mancava la sua immagine. Eppure lui stava lì, si toccò il viso. Sì, era esattamente davanti allo specchio. Impossibile che non lo mostrasse. Provò a mettersi ancora più vicino, ma niente. Lui proprio non c’era. In preda al terrore guardò fisso nel vetro. Lentamente dal buio della sua assenza ecco… affiorava tra la nebbia, timido e trasparente, il volto sfocato di Ludovica. Sì, era proprio lei. Certo, non aveva il viso bello e giovane di quando era viva e si pettinava facendo le boccacce davanti a quello stesso specchio. Aveva un volto serio, senza trucco. I capelli con una paurosa ricrescita bianca, penzolavano spettinati. Le labbra secche, i denti cariati e qualcuno mancante. Le guance cadevano ai lati. Aveva due grandi borse sotto gli occhi. Sembrava molto invecchiata, come se fossero trascorsi decine e decine di anni dal periodo della giovinezza. Eppure era morta solo pochi giorni fa. Aveva in mano una rosa bianca come il suo viso. E lo guardava e lo guardava… Che strano: all’improvviso c’era di nuovo il temporale ed era proprio dentro al bagno con la luce sinistra dei suoi lampi. I flash illuminavano il volto di Ludovica per poi restituirlo al buio. E lei, con molta fatica, riusciva a emettere dei suoni gutturali, profondi. Dava l’impressione di volergli dire qualcosa di molto importante, ma le parole si frammentavano in bocca, affogate in uno strano catarro.

Poi quel viso sembrò mettersi più a fuoco e zoommarsi in una dimensione più piccola.

Adesso lei riusciva a parlare lentamente, con un sillabare metallico, come lo snodarsi al rallentatore di una incisione su nastro, senza tono, senza che le labbra si aprissero. Le parole uscivano dalla bocca come se stessero gocciolando.

«Non credo di essere morta per l’incidente. Sono stata uccisa. Chi mi ha uccisa?».

Le ultime sillabe svanivano nel sibilare disperato.

Poi il volto divenne immobile, fermato in un’istantanea e sfumò fino a dissolversi.

Lo specchio si spense, come un’immagine proiettata su una parete. E tutto finì…

 Il libro è disponibile in versione cartacea nelle librerie di tutt’Italia e nelle librerie online. Da metà luglio esso è anche in ebook formato Kindle su AMAZON con sinossi ed anteprima delle pagine iniziali.

mercoledì 2 agosto 2017

La recensione del Dott. ALBERICO GIUSTINI

E' con vero piacere che vi riporto la bellissima recensione del mio libro fatta dal dottor ALBERICO GIUSTINI, dirigente medico e mio carissimo amico.
Quella che riporto è comparsa sul suo profilo Facebook ed ha avuto un numero elevato di Mi piace e di commenti positivi.
Grazie Alberico e grazie a tutti voi che avete commentato o messo Mi piace.

Cari amici eccomi di nuovo a scambiare in vostra compagnia qualche pensiero, questa volta però non vi parlerò di Sanità, Politica ecc. vi voglio parlare di libri perché sono convinto che sicuramente tutti voi amiate leggere, il libro che da poco ho finito di leggere è di un nuovo autore di cui sono convinto che presto se ne parlerà. Si intitola IL CHIODO NEL PUPAZZO di Bruno Brundisini. Bene! Vi voglio dire che ho gustato con molto interesse il romanzo. Quello che più mi ha c...olpito è il districarsi, per tutta la narrazione, di eventi concatenati tra loro che si prestano a due livelli di lettura, da un lato come un susseguirsi di semplici, strane coincidenze, dall’altro come espressioni di un progetto criminale ben preciso. La conclusione sorprendente del romanzo dà sicuramente delle risposte alle domande disseminate nel corso della narrazione, ma nello stesso tempo pone e lascia aperti nuovi interrogativi. I personaggi sono ben caratterizzati e si lasciano “amare” o “odiare”, pur senza cedere alla tentazione di appiattimenti in stereotipi manichei. Essi sono oltremodo ben caratterizzati e vivi, con una loro autonomia, per cui possono esprimersi anche al di fuori della trama e in altri contesti. Altro elemento che mi ha sorpreso positivamente, è la descrizione precisa degli ambienti, per cui il lettore sembra essere dentro di essi come in un film a 3D. Il romanzo presenta anche delle suggestioni horror ben dosate quali, per esempio, l’immagine della defunta nello specchio o il rito del chiodo che trafigge il pupazzo, con la ciocca di capelli avvolta sul braccio a mo’ di lutto. Ed è proprio questa scena a rappresentare, direi anche con un pizzico di cinismo, l’anticipazione enigmatica dell’evento finale. L’autore è un maestro anche nelle sequenze rapide d’azione quali la fuga rocambolesca attraverso l’impalcatura. Non mancano battute e scene umoristiche. Lo stile è assolutamente originale, potendo rappresentare, per l’autore, un filone nuovo, ricco di altre interessanti opere. Insomma, un romanzo molto bello, che tiene il lettore incollato sulla sedia o sulla sdraio. Per questo motivo consiglio vivamente di leggerlo al mare, sotto al sole.
Alberico Giustini


GRAZIE ALBERICO!

mercoledì 5 luglio 2017

La recensione della scrittrice DANIELA ALIBRANDI


E’ per me un grande onore riportare la recensione del mio libro fatta da Daniela Alibrandi, autrice di best seller in lingua italiana e in inglese, tra cui i famosissimi: NESSUN SEGNO SULLA NEVE, UNA MORTE SOLA NON BASTA, IL BIMBO DI RACHELE, LA FONTANA DELLE RANE, I DONI DELLA MENTE, UN’OMBRA SUL FIUME MERRIMACK e l’ultimo stupendo IL VASO DI BEMBERLY.

IL CHIODO NEL PUPAZZO: RECENSIONE

“E’ un libro che si legge in modo scorrevole la prima bella prova di Bruno Brundisini. L’autore ci racconta di sentimenti e situazioni che cambiano repentinamente in un’atmosfera ove nulla è come sembra. Un amore profondo che diviene rimorso abissale, un’amicizia sincera che si trasforma in subdolo tradimento, un luogo di raccoglimento ove il messaggio di fede scade nella spirale di superstizione. Con coraggio vengono descritti gli scenari più meschini che definiscono i contorni della corruzione tra il potere temporale e quello spirituale e il loro drammatico confondersi. Tanti i personaggi da scoprire e le descrizioni quasi palpabili. Personalità potenti, donne belle e innamorate, così come figure dal temperamento stravagante. E uomini di fede, tra cui spicca fra’ Giacinto, un frate centenario che racchiude nei suoi arti rattrappiti e nelle sue vene martoriate, il segreto del divenire, una figura quasi simbolica che ha conosciuto passioni politiche e umane prima di approdare all’amore per l’Onnipotente. C’è molto di cui riflettere ascoltando le considerazioni e le domande che il frate si pone, così come sui vari temi che scaturiscono dall’intreccio offerto dalla trama. Complimenti quindi a questo interessante autore che non mancherà di donarci ancora piacevoli letture”

Grazie DANIELA!

lunedì 26 giugno 2017

La recensione di GIUSEPPE MELILLO


Sono felice di presentarvi  la bellissima recensione del mio libro fatta Giuseppe Melillo.

“Il libro, IL CHIODO NEL PUPAZZO, è scritto molto bene. Scorrevole, avvincente nella trama, si lascia leggere tutto d’un fiato. Ambientata ai giorni nostri, la storia si svolge in un’atmosfera spesso cupa, con accenni paranormali, tra ambienti ecclesiastici e della magistratura corrotti, ma soprattutto in un antico convento dove vive un sant’uomo Frate Giacinto, consunto nel corpo dalla malattia, ma non nello spirito, mal sopportato da alcuni suoi confratelli. Il protagonista, Ernesto, è un giovane precario dei giorni nostri, che s’innamora di una bella donna, Ludovica, di cui è gelosissimo. Vi è un magistrato, Gilberto, cinico e strafottente, senza morale, pronto a giocare con la morte degli altri. Attorno a loro si aggirano amiche e amanti gelosi, frati che vedono il diavolo ovunque, vescovi dalla doppia vita. Alcune pagine intense, come quelle dello specchio e della fuga nel convento, trasmettono brividi che lasciano il segni.

Davvero una bella storia, che potrebbe continuare in altre con Ernesto sempre protagonista.”

Grazie Giuseppe!

giusmelillo.blog.tiscali.itIl libro,IL CHIODO NEL PUPAZZO,è scritto molto bene.Scorrevole,avvincente nella trama,si lascia leggere tutto d'un fiato.Ambientato ai giorni nostri,la storia si svolge in una atmosfera spesso cupa,con accenni paranormali,tra ambienti ecclesiastici e della magistratura corrotti,ma soprattutto in un antico convento dove vive un sant'uomo,Frate Giacinto,consunto nel corpo dalla malattia ma non nello spirito,mal sopportato da alcuni suoi confratelli.Il protagonista,Ernesto,è un giovane precario dei giorni nostri che s'innamora di una bella donna,Ludovica,di cui è gelosissimo,e di un magistrato,Gilberto,cinico e strafottente,senza morale,pronto a giocare con la morte degli altri.Attorno a loro si aggirano amiche e amanti gelose,frati che vedono il diavolo ovunque,vescovi dalla doppia vita.Alcune pagine,intense,come quella dello specchio e della fuga nel Il libro,IL CHIODO NEL PUPAZZO,è scritto molto bene.Scorrevole,avvincente nella trama,si lascia leggere tutto d'un fiato.Ambientato ai giorni nostri,la storia si svolge in una atmosfera spesso cupa,con accenni paranormali,tra ambienti ecclesiastici e della magistratura corrotti,ma soprattutto in un antico convento dove vive un sant'uomo,Frate Giacinto,consunto nel corpo dalla malattia ma non nello spirito,mal sopportato da alcuni suoi confratelli.Il protagonista,Ernesto,è un giovane precario dei giorni nostri che s'innamora di una bella donna,Ludovica,di cui è gelosissimo,e di un magistrato,Gilberto,cinico e strafottente,senza morale,pronto a giocare con la morte degli altri.Attorno a loro si aggirano amiche e amanti gelose,frati che vedono il diavolo ovunque,vescovi dalla doppia vita.Alcune pagine,intense,come quella dello specchio e della fuga nel